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Eleonora di Toledo: il volto femminile del mecenatismo e della moda fiorentina del Rinascimento

Eleonora di Toledo: il volto femminile del mecenatismo e della moda fiorentina del Rinascimento

eleonora di toledo
eleonora di toledo

Indipendente, dinamica, capace: Eleonora di Toledo (1522-1562) è una delle figure femminili più importanti e incisive del Rinascimento. Figlia del potente vicerè di Napoli – Don Pedro Alvarez de Toledo – sposa giovanissima Cosimo I de’ Medici (1519-1574). Tra loro nasce un amore e una complicità profonda che si rifletterà anche nella gestione della corte fiorentina. Anche grazie alla sua influenza, i Medici riescono a rafforzare il loro potere sul territorio toscano e a consolidare il Ducato dopo la burrascosa parentesi repubblicana che li aveva costretti a fuggire dalla città.
Ritratti e documenti dell’epoca ci restituiscono l’immagine di una donna sicura e imprenditiva, interprete di progetti e visioni di ampio respiro, il cui risultato è ancora oggi godibile, come il magnifico Giardino di Boboli.

giardini di boboli francesco jodice
Giardini di Boboli, Francesco Jodice, courtesy Orbital Cultura

Un matrimonio combinato ma felice

Quando Cosimo I si trova, giovanissimo, a ereditare il titolo dal cugino Alessandro, primo duca di Firenze, la sua situazione è piuttosto precaria. Esposto alle interferenze degli stessi aristocratici che lo hanno eletto, alle possibili minacce della Francia (da tempo in guerra con l’impero Asburgico di Carlo V, al quale Firenze era vicina) e alle mire espansionistiche del papato, il nuovo regnante fiorentino deve trovare presto un modo per assicurare saldamente il suo potere. Uno dei più efficaci, come d’usanza allora, è l’unione con un’altra potente casata. La scelta – dopo un tentativo fallito con Margherita d’Austria, vedova di Alessandro –  ricade sulle figlie di Don Pedro. La primogenita, Isabella, viene scartata a causa delle voci poco lusinghiere che circolano sul suo conto (pare che fosse molto brutta e “di cervello il ludibrio di tutta Napoli”) e, dopo un’abile trattativa diplomatica, è Eleonora ad essere chiesta in sposa

Nata in Spagna, nel 1532 Eleonora si era trasferita con la madre a Napoli nella prima adolescenza e qui era cresciuta tra le ferree regole dell’educazione spagnola e i sollazzi della corte partenopea. Carattere e bellezza non le mancano e le nozze vengono celebrate nel 1539 per procura a Napoli e, dopo quasi due mesi, anche a Firenze con grandi fasti. Nonostante sia un matrimonio combinato, i due sposi si piacciono (leggenda vuole che abbiano consumato prima dei festeggiamenti) e il loro sarà un legame solido e felice – costellato dalla nascita di ben undici figli –  fino alla prematura scomparsa di lei, a soli quarant’anni.
Sebbene non abbia mai rinunciato alle sue radici (pare che parlasse solo spagnolo), Eleonora di Toledo si insedia con grande abilità nella corte medicea, distinguendosi per le doti amministrative, la munificenza, il mecenatismo e uno spiccato gusto anche per la moda. 

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Affari, arte, vita di corte e qualche vizio

Una delle prime scelte che segnano il cambio di passo, è il trasferimento dal palazzo di via Larga – occupato ancora dalla vedova di Alessandro e troppo piccolo per ospitare la crescente famiglia del duca e il suo ampio stuolo di cortigiani – al Palazzo della Signoria, già Palazzo Vecchio, storica sede del governo cittadino. Completamente ristrutturata per ospitare gli appartamenti dei duchi, la nuova dimora viene impreziosita dagli affreschi del Vasari1 e del Bronzino, che diverrà il loro ritrattista ufficiale. È lui l’autore della pala d’altare con il Compianto su Cristo morto (1540-1545), capolavoro manierista destinato alla cappella di Eleonora. Tuttavia i dipinti e le altre opere commissionate nel tempo dalla coppia non hanno solo un intento decorativo ma anche propagandistico: è proprio la duchessa a caldeggiare la promozione di arte e artigianato, sia come sostegno all’economia locale, sia come strumento di affermazione del casato. Né le imprese immobiliari si limitano a Palazzo Vecchio. A Eleonora di Toledo va il merito, tra gli altri, di aver acquistato nel 1549 Palazzo Pitti – trasformato in reggia monumentale – con l’annesso Giardino di Boboli, incantevole esempio di giardino all’italiana.  

compianto su cristo morto bronzino
Compianto su Cristo morto, Bronzino

Al fiuto per gli affari si associano anche notevoli qualità amministrative: coinvolta dal marito nelle decisioni politiche più importanti, si trova in più occasioni a sostituirlo alla guida del Ducato. Responsabilità che attestano la stima di cui gode a corte e che sono esercitate con grande impegno e successo. Eppure, i fiorentini non la amano: troppo altera e distaccata, dicono, e sempre circondata da dame e personale spagnolo. A dispetto di questa fama, sembra che la duchessa avesse un animo alquanto generoso e se, da un lato, è capace di gestire con grande oculatezza le sue finanze, dall’altro è pronta a esercitare la sua influenza per convincere il marito a elargire favori economici e sostenere costose opere di beneficenza.
Nota per la sua devozione e rigore morale, che la portano a scegliere come padre spirituale il gesuita Jacopo Lainez, compagno di sant’Ignazio di Loyola, non è però una donna priva di vizi. Pare infatti che coltivasse la passione per il gioco d’azzardo (propensione comune anche al padre e al consorte) al punto che nei documenti contabili sono state ritrovate annotazioni su somme di denaro perse o ricevute.

Colta e raffinata ma anche risoluta e fiera, Eleonora non disdegna viaggi e battute di caccia e pesca insieme a Cosimo I, che accompagna spesso nonostante la fatica, le numerose gravidanze e le alterne condizioni di salute. Durante la sua reggenza, la corte medicea vive un periodo di prosperità senza eccessi, caratterizzato anzi da una misurata sobrietà: la stessa che la duchessa esercita nei modi e nell’abbigliamento, tanto da guadagnarsi il motto Cum pudore laeta fecunditas (“Gioiosa è la fecondità, se congiunta alla modestia”) scelto per lei dal marito.     

palazzo pitti e giardini di boboli francesco jodice
Palazzo Pitti, Francesco Jodice, courtesy Orbital Cultura

Il gusto di Eleonora per la moda e il suo stile sobrio e raffinato

Per la ristrutturazione di Palazzo Vecchio, così come per quella di Palazzo Pitti, impiegano le migliori maestranze e i migliori artigiani che lavorano con materiali preziosi e con progetti sontuosi, rinnovando senza però cancellare il passato: nella nuova dimora dei signori, accanto agli interventi del Vasari e del Bronzino, resistono anche pitture più antiche; gli esterni di Palazzo Pitti restano quasi del tutto immutati. Una continuità apparente che serve a comunicare anche una linearità dinastica, modificando senza stravolgere l’estetica in essere e senza creare fratture evidenti.
Anche il vestiario e gli accessori di Eleonora di Toledo seguono la stessa filosofia: la nuova duchessa ha sicuramente un tipo di abbigliamento nuovo, “straniero”, ma evita lo sfarzo e si lascia contaminare da influenze locali con esiti felici. Tanti sono i ritratti che la immortalano con mirabili mise, ma uno su tutti rimane memorabile ed è quello che definisce al meglio il suo stile divenuto iconico. 

palazzo pitti francesco jodice
Palazzo Pitti, Francesco Jodice, courtesy Orbital Cultura

Eleonora di Toledo nel celebre ritratto del Bronzino 

Un ovale perfetto, occhi scuri, pelle candida e fronte spaziosa: il volto della duchessa ricalca l’ideale di bellezza del Rinascimento. Eppure, oltre alla fisionomia aggraziata e allo sguardo diretto, ciò che colpisce nel celebre Ritratto di Eleonora di Toledo e del figlio Giovanni realizzato intorno al 1545 da Agnolo Bronzino (Firenze, Palazzo Pitti), è il suo abito. Il tessuto, un velluto argento broccato con ricci d’oro, è una lavorazione tipica delle maestranze fiorentine e una delle più preziose e laboriose. Il motivo con arabeschi di diverse altezze allude probabilmente alla sua fecondità e alle ambizioni del duca suo consorte sul Mediterraneo. Nuova per la moda italiana – di presumibile derivazione spagnola – è invece la rete d’oro intrecciata con perle che le copre parzialmente la scollatura e che si abbina all’acconciatura caratteristica, da lei resa popolare e mai più abbandonata.

ritratto di eleonora di toledo con il figlio giovanni bronzino
Ritratto di Eleonora di Toledo col figlio Giovanni, Bronzino

La veste, sontuosa ma dal taglio rigoroso, celebra dunque in modo inequivocabile il ruolo di Eleonora che predilige, al di fuori di alcune occasioni ufficiali, abiti più sobri e di ispirazione nordica. A distinguerla dalle altre nobildonne sono più spesso i gioielli, con i quali la duchessa ama impreziosire il suo guardaroba e manifestare il suo status. Proprio ai monili e alla passione di Eleonora per le perle si associa un aneddoto curioso narrato da Benvenuto Cellini nelle sue memorie. Scultore e orafo di corte, l’artista viene interpellato nella valutazione di una collana di perle molto desiderata dalla duchessa. Nonostante le pressioni ricevute per convincere Cosimo ad acquistarla, Cellini non lo ritiene un oggetto meritevole e, incapace di celare la sua reale opinione, esprime un parere contrario al cospetto del duca. Eleonora ottiene comunque il girogola tanto ambito e, per colpa di questo episodio, lo sventurato artista non sarà più Benvenuto a corte. O almeno, questo è quello che racconta nella sua autobiografia, dove la duchessa è descritta come una committente esigente, capricciosa e temibile – o forse semplicemente una donna restituita da uno sguardo maschile.  

Il suo carattere più intimo resta in parte sfuggente, ma le fonti, scritte e figurative, restituiscono con chiarezza l’immagine di una donna di grande fascino e intelligenza che, grazie ai modi solenni e alla misurata eleganza, è riuscita ad affermare la sua visione e la sua personalità straordinaria, oggetto ancora oggi di grande ammirazione.

  1. Artista, architetto e uomo di lettere alla corte dei Medici, Giorgio Vasari (1511-1574), fu anche autore de Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri (edito nel 1550 e nel 1568, con aggiunte), opera fondamentale per la storiografia artistica italiana.

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