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Palazzo Madama di Torino, un incantevole museo nel cuore della città

Palazzo Madama di Torino, un incantevole museo nel cuore della città

palazzo madama torino
palazzo madama torino

Antica porta romana, fortezza medievale, castello principesco e sede del primo Senato del Regno d’Italia: Palazzo Madama a Torino, nella centralissima piazza Castello, dal 1934 ospita le collezioni del Museo Civico. Quattro piani di manufatti e opere, dal Medioevo all’epoca barocca, raccontano la storia dell’arte e dell’artigianato del territorio.
Percorriamo insieme le sale di questo incantevole museo – uno degli edifici più eleganti della città – e soffermiamoci su alcuni oggetti curiosi e particolarmente significativi.

Il Lapidario medievale e il tesoro di Desana

L’archeologia, si sa, è piena di sorprese e colpi di scena. Lo dimostra bene, fra i tanti, il vaso François, il cratere di origini greche conservato al Museo Archeologico di Firenze. Meno avventurosa ma altrettanto stupefacente, la vicenda del tesoro di Desana, scoperto per caso da un agricoltore nelle campagne vercellesi negli anni Trenta del Novecento e oggi esposto nel Lapidario medievale al piano interrato.
Qui, all’interno della suggestiva Torre dei Tesori, gioielli in oro e pietre preziose, e argenterie da mensa finemente decorate risplendono dopo secoli di abbandono. Ma a chi appartenevano questi oggetti così raffinati e perché sono stati nascosti sotto uno spesso strato di terreno? La ricostruzione storica ha permesso di identificare gli antichi proprietari: Stefanus, romano, e Valatruda, ostrogota, un’agiata coppia mista vissuta tra la fine del V e l’inizio del VI secolo. All’interno della raccolta, caratterizzata da manufatti diversi per stile e provenienza, spiccano – probabili oggetti della dote di Valatruda – le due fibule del V secolo, in oro con smalti cloisonné e paste vitree, una lavorazione tipicamente nordica. 
Una dote goduta per poco, dal momento che gli sposi, ancora freschi di nozze, furono costretti a scappare a causa dell’incombente guerra greco-gota. Prima di fuggire però ebbero l’accortezza di seppellire le loro fortune nel giardino della villa, con la speranza di poterle recuperare in seguito. Ed è proprio lì che sono rimaste fino al recente ritrovamento.  

Il tesoro di Desana, dunque, non è solo una spettacolare testimonianza dell’artigianato medievale – che nulla ha da invidiare a quello del Rinascimento, nonostante il pregiudizio comune – ma anche il frammento tangibile di una storia umana, altrimenti perduta.

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Il piano terra tra Gotico e Rinascimento

Il percorso di visita si sviluppa secondo una disposizione cronologica che prosegue al piano terra del museo, dedicato al Gotico e al Rinascimento. Disposti nelle diverse sale, troviamo arredi lignei e sculture di notevole fattura, e un’importante raccolta di codici miniati. Splendida la Bibbia decorata nel 1280 da un anonimo bolognese che conferma l’eccezionale qualità e varietà dell’arte della miniatura in epoca medievale, che combina più stili e influenze insieme. Qui figure bizantineggianti si intrecciano a battaglie cavalleresche (retaggio della cultura francese), mentre le drôlerie (forme bizzarre, animali e scenette di genere) tipicamente emiliane animano le iniziali del testo e i bordi delle pagine con misurata vivacità.

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Ritratto d’uomo, Antonello da Messina

Particolarmente ricca è la collezione di dipinti di scuola piemontese che testimonia le evoluzioni e le influenze della pittura locale. Ma il capolavoro assoluto di questo piano è rappresentato dal Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. Realizzato nel 1476 in circostanze ancora non del tutto chiare, fa parte della fortunata serie di ritratti a mezzobusto compiuti dal maestro messinese. Grande interprete italiano del realismo fiammingo, Antonello inserisce il suo personaggio in un indefinito sfondo scuro, che mette in risalto l’accesa cromia della veste e il colorito del volto, mentre il copricapo si perde nel tono su tono. Ma sono le fattezze dell’uomo a colpire inevitabilmente chi lo osserva: i dettagli del viso, segnato dalle rughe, il neo sulla fronte, la precisione millimetrica delle sopracciglia, l’incarnato dalla resa quasi materica e, soprattutto, l’espressione. Il soggetto – del quale non si conosce l’identità – ci guarda con l’aria di chi la sa lunga e ci sta soppesando, attraversato appena da un velo di sottile ironia. Una prova squisita dell’abilità dell’autore siciliano nel rappresentare sia la psicologia dei suoi personaggi, sia la materia degli oggetti, come dimostra il cartiglio fermato con la ceralacca sulla cornice del quadro che riporta la firma e la data.

Il Barocco negli antichi appartamenti delle Madame Reali

Protagonista del primo piano, l’arte lignea si declina in numerose forme: da piccoli contenitori a veri e propri mobili decorati con intarsi preziosi in avorio, legni pregiati, tartaruga e madreperla. Sontuoso l’inginocchiatoio di Pietro Piffetti (1750 circa) – Ebanista del Re sabaudo – che qualche anno prima realizza anche un magnifico tavolo da parete (1730-40 ca.). Il piano, ornato con mascherone, leoni e un grande vaso, presenta un motivo curioso e ricorrente nell’arte di questo eccelso artigiano: il trompe-l’œil con carte da gioco sparse, probabilmente derivato da un tavolo dell’ebanista parigino Pierre Daneau.   

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San Girolamo, Orazio Gentileschi

La quadreria barocca – allestita nell’antica residenza delle Madame Reali di Savoia – espone una ricca selezione di scuole caravaggesche, come le due tele di Orazio Gentileschi, l’Assunta (1605-1608) e il San Girolamo (1610-1611). Quest’ultimo è la seconda versione di un medesimo soggetto già trattato in precedenza dal pittore romano e per il quale aveva usato lo stesso modello, il settantatreenne Giovanni Pietro Molli. D’altra parte, il Molli posava spesso per il Gentileschi, tanto che era stato chiamato a testimoniare nel processo per violenza sessuale tra la figlia Artemisia Gentileschi e l’accusato Agostino Tassi. Al di là dei retroscena, ciò che vediamo oggi è una tela di grande impatto emotivo, enfatizzato dalla luce che cala dall’alto e illumina il corpo, le vesti e gli oggetti iconografici tipici del santo, descritto con grande accuratezza.  

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L’Assunta, Orazio Gentileschi

Arti decorative: ceramiche, vetri, tessuti rari e introvabili

Palazzo Madama offre molte, moltissime cose da vedere a chi è appassionato di arti decorative. Il secondo e ultimo piano ospita infatti alcune delle raccolte più importanti d’Italia, come quella delle ceramiche. Oltre quattromila pezzi (legati in larga parte all’attività del diplomatico e collezionista Emanuele Taparelli d’Azeglio), che variano per periodo, stile e finalità d’uso. Molti gli esemplari di rilievo, come gli animali di Meissen (1735) – dal nome dalla località di produzione – e la brocca in porcellana medicea (1575 ca.), il più grande esempio tuttora esistente di questa manifattura. 

Allo stesso d’Azeglio si deve anche il nucleo, estremamente raro e prezioso, di oltre duecento opere in vetro dipinto e vetri a oro graffito, che si aggiungono all’ampia collezione di vetri e smalti di origine archeologica, medievale e rinascimentale della cosiddetta Camera di vetro. 
Infine, non possiamo trascurare i tessuti, anch’essi frutto della lungimiranza di D’Azeglio, e la preziosa collezione di velluti degna dei più noti musei d’Oltralpe

Una doppia vocazione ha guidato le scelte e le acquisizioni ottocentesche del museo: da un lato, quella di affermarsi come custode della storia locale; dall’altro l’aspirazione a diventare veicolo di modelli per l’industria e l’artigianato coevi, sulla falsariga di musei come il South Kensington Museum di Londra, antenato dell’attuale V&A.

giardino botanico palazzo madama torino
Giardino Botanico

Il Giardino botanico, un’immersione nell’hortus medievale

Prima di lasciare questo scrigno di opere e saperi antichi, consigliamo caldamente una passeggiata nel meraviglioso Giardino botanico medievale. Ricostruito nel 2011 a partire da documenti antichi, è un luogo davvero magico non solo perché si inserisce – insospettabile – nel pieno centro della città; ma anche per la varietà di specie che accoglie, organizzate in orto (hortus), bosco e frutteto (viridarium) e giardino del principe (iardinum domini). Rose, ellebori, piante tessili e tintorie, erbe aromatiche e medicinali, frutti e ortaggi popolano questo “museo dentro al museo” regalando a chi lo visita un’esperienza inedita di colori, profumi, forme

Palazzo Madama, con le sue ampie sale, i piani tematici, la sua incredibile collezione di opere e manufatti, il suo inedito giardino è una fonte inesauribile di conoscenza e bellezza. Da non mancare

Pensato come spazio per i viaggiatori e appassionati di arte e cultura, BeCulture accompagna i visitatori prima, durante e dopo la visita.

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