Non tutti i castelli, nel passaggio dei secoli, sono rimasti amministrati dalla stessa famiglia.Non tutti i castelli conservano inalterato il fascino delle epoche passate. Non tutti i castelli hanno un fantasma che li abita e che, all’occorrenza, comunica con i vivi il suo disappunto. Non tutti, ma la Rocca Meli Lupi di Soragna, in provincia di Parma, sì. Questo antico castello medievale trasformato in dimora principesca, è la casa di Diofebo VI Meli Lupi, nobile discendente dello storico casato, e custodisce ancora oggi tesori e misteri tutti da scoprire, compresa una presenza spettrale…
Gli interni, un’immersione nel fasto barocco
A un primo sguardo già si resta stupiti per le dimensioni e l’austerità dell’edificio. Nata come fortezza difensiva alla fine del 1300 – quando i marchesi Bonifacio e Antonio Lupi ricevono da Carlo IV l’investitura feudale sul territorio – subisce diversi cambiamenti strutturali a partire dal Cinquecento. Nel corso del tempo, infatti, le necessità belliche per cui era stato costruito (tuttora testimoniate dalle quattro torri laterali e da quella centrale), vengono meno e così il palazzo si adatta al nuovo uso residenziale. Nonostante le modifiche e gli ammodernamenti, non perde la sua originale sobrietà, conferita anche dal rivestimento esterno in laterizio e dall’assenza di decori, in netto contrasto con gli interni, riccamente decorati e sontuosi.

Superiamo allora le due sculture leonine all’ingresso e percorriamo il ponticello in muratura che sormonta il fossato a secco per accedere a questa splendida dimora principesca. Un tappeto di rampicanti ricopre le pareti del cortile interno e si accorda perfettamente con il suggestivo porticato, affrescato nel 1446 con motivi a tralci e rami di vite. Da qui inizia la visita alle diverse aree del castello: percorriamone assieme alcune stanze.
Sala Baglione: un tripudio di grottesche
Situata nell’ala destra del palazzo, la Sala Baglione deve il suo nome al pittore Cesare Baglione (1550 ca.-1615) che ne affresca volta e pareti. Il suo gusto per le illusioni ottiche, i paesaggi fantastici e soprattutto per le grottesche si esprime qui con grande varietà e originalità. La stanza si anima così di giochi di prospettiva, figure femminili, vedute immaginarie e decorazioni articolate in un sapiente equilibrio tra pieni e vuoti che rende davvero unico e incantevole questo ambiente. Ulteriore particolarità della sala, la nicchia con sportelli in legno ornati a grottesche all’esterno e con simboli religiosi all’interno: probabilmente un altare per il culto privato.

La Sala degli Stucchi e la Galleria dei Poeti
L’ala centrale del palazzo si snoda in diverse sale, tutte caratterizzate da stili, funzioni e decorazioni differenti. Particolarmente pregevoli quelle della Sala degli Stucchi, così chiamata per il magnifico rivestimento scultoreo realizzato da Ferdinando (1657-1743) e Francesco Galli (1659-1739), detti “i Bibbiena”, autori di numerosi altri interventi alla Rocca. A loro si devono anche le pitture parietali con scene celebrative della famiglia Meli Lupi.
Altrettanto maestosa la Galleria dei Poeti: suddivisa in tre parti e affidata a più mani (tra le quali i Bibbiena), presenta dodici effigi di illustri poeti.

La Grande Galleria, un tributo alla storia di famiglia
Saliamo ora al primo piano attraverso lo scalone d’onore e ci lasciamo ammaliare dalla bellezza delle sue stanze, che si succedono in un trionfo di affreschi e dorature di chiaro stampo barocco. La Grande Galleria – con pochi arredi scelti – incanta grazie ai dipinti murari: opera, ancora una volta, di Francesco Galli e dedicati alla storia dei Meli Lupi. Spicca in particolare la scena della parete di fondo, dove si consuma un banchetto indetto in occasione della visita dell’imperatore Carlo V al Marchese di Soragna.
A questa sono collegate anche altre due gallerie minori: la Piccola Galleria settecentesca, ornata dal Bibbiena; e la deliziosa e di più recente decorazione (1942) Galleria Gonzaga, – ispirata alla galleria delle Guardie del Palazzo Gonzaga di Sabbioneta.
La Sala del Trono e la Camera Nuziale, due “chicche” barocche
Che dimora principesca sarebbe senza una sala del trono? Sebbene il nobile scranno non sia più presente, la Sala del Trono della Rocca di Soragna evoca tuttora i fasti del glorioso passato della casata. Merito dei velluti e dei broccati che troviamo alle pareti e dell’imponente baldacchino che, con i suoi drappeggi e ornamenti d’oro, domina la stanza. Il mobilio è essenziale ma prezioso e spiccano le due raffinate sculture lignee di Lorenzo Aili (1657 ca.-1702) raffiguranti la Primavera e l’Autunno, compagne delle altre due stagioni, l’Inverno e l’Estate, che troviamo nella Camera Nuziale.
Ed è proprio qui che entriamo, per restare sbalorditi – una volta di più – dalla sontuosità delle decorazioni. Alle pareti, rivestite di stoffe pregiate, anche due maestose specchiere di Murano con cornici in vetro e cristallo, dove si nota lo stemma dei Meli Lupi. Il letto nuziale, con il suo baldacchino fregiato, è posto in una profonda alcova separata dal resto dell’ambiente da un cancelletto in legno scolpito e dorato.

Il parco all’inglese, un luogo di pace e romanticismo
Prima di lasciare la Rocca, consigliamo caldamente di visitare l’incantevole parco nel retro del palazzo. Progettato nel Settecento come giardino all’italiana, nel secolo successivo viene trasformato in un tipico parco all’inglese dall’architetto Luigi Voghera di Cremona, e tale è rimasto. Oggi offre una godibilissima passeggiata tra faggi giapponesi, ginkgo biloba, noccioli, magnolie, ippocastani e tantissime altre specie botaniche e floreali, sistemate per dare l’illusione di un giardino infinito, punteggiato da scorci pittoreschi. Il laghetto artificiale, con l’Isola dell’Amore abbellita da grotte con stalattiti e stalagmiti, aggiunge un tocco romantico alla visita. Di epoca neoclassica il Caffè Haus e la serra, con una notevole collezione di statue e rose di inebriante profumo e bellezza.
Il fantasma del Castello
Ma, lo abbiamo accennato, il Castello di Soragna non ha eguali. E così chi vi pernotta può incorrere in un’esperienza quantomeno curiosa. Oltre all’attuale proprietario di casa, si narra che la Rocca sia abitata anche da un fantasma, quello di Cassandra Marinoni, moglie del marchese Diofebo II Meli Lupi, vissuta nella prima metà del Cinquecento e uccisa per mano del cognato.
L’uomo – il conte Giulio Anguissola, noto per il suo carattere irascibile e violento – aveva sposato la sorella della marchesa, Lucrezia, che viveva con lui a Cremona, dove Cassandra si recava spesso. Durante una di queste visite, l’Anguissola acceso da rabbia improvvisa aggredisce brutalmente entrambe. Lucrezia muore sotto i colpi delle pugnalate, mentre Cassandra, in fin di vita, viene portata subito alla Rocca, dove spira pochi giorni dopo. Il nomignolo di “Donna Cenerina” con il quale è tuttora nota deriva proprio dal colorito cinereo che assume dopo la ferita letale. Leggenda vuole che da allora il suo spettro viva nella grande dimora manifestando la sua presenza a suo piacere: pare che, se un ospite le risulta sgradito, in piena notte, rumori sinistri attraversino le stanze, le porte sbattono all’improvviso e i vetri si rompono in mille pezzi senza motivo.
Se sei pronto ad un viaggio vertiginoso nella lunga storia della Rocca di Soragna, ricorda di pianificare la tua visita e di acquistare il biglietto in anticipo: non vorrai certo far indispettire la marchesa!



