Difficile inquadrare una personalità come quella di Ettore Sottsass (1917-2007): architetto e designer ma anche artista, ceramista, fotografo, scrittore, uomo dalla soverchiante immaginazione. Anzi, di “indomabile creatività”, come dice Fernanda Pivano, sua prima moglie. Vincitore di tre Compassi d’Oro e di numerosi altri riconoscimenti, esposto in diversi musei del mondo – tra i quali il MoMA di New York – è autore di oggetti tra i più originali e tuttora attualissimi del design italiano.
Una vita fuori dagli schemi
Ettore Sottsass nasce a Innsbruck da madre austriaca e padre italiano (suo omonimo, motivo per il quale insisteva per essere chiamato Ettore Sottsass jr). Trasferitosi in Italia, nel 1939 si laurea al Politecnico di Torino e passa i successivi sei anni al fronte. Finita la Seconda Guerra Mondiale, rientra in Italia e lavora per qualche tempo nello studio di architettura del padre. Ben presto però si sposta a Milano, dove si arrangia come può tra lavori e iniziative personali. Nel 1949 sposa Fernanda Pivano, che conquista nonostante le differenze di classe – lui è un architetto squattrinato, lei è ligure, traduttrice di buona famiglia. Quelli della ricostruzione post guerra sono anni difficili economicamente, ma anche molto stimolanti: si trovano frequentemente al tavolo con artisti e intellettuali del calibro di Sebastian Matta, Gio Ponti e Alberto Mondadori.
A metà degli anni Cinquanta, Ettore si avvicina quasi per caso alla ceramica, ingaggiato da un imprenditore americano che lo presenta alla Bitossi di Montelupo Fiorentino con il compito di creare ceramiche “moderne”. Ma le proposte di Sottsass sono ben più di uno stile e vanno oltre il semplice aggiornamento decorativo: sono innovative fino al midollo.

Una filosofia di progetto nuova e controcorrente
Rifiutata la via più semplice – quella di una rielaborazione estetica di prototipi antichi e rinascimentali – Sottsass progetta oggetti dalle forme completamente nuove, capaci di imporre la loro presenza e stabilire una relazione inedita con le persone e con lo spazio circostante. Sottsass intende infatti superare la logica consumistica che anima l’industria e spinge all’accumulo seriale di cose belle ma inutili; o quella puramente ergonomica della funzionalità estrema. Per tutta la sua produzione, ceramica e non solo, professa invece l’idea di un design della vita, in cui materia ed estetica hanno e creano significato proprio, con una funzione simbolica quasi terapeutica. Nessuno schema pregresso, nessun metodo predefinito, ma sperimentazione e capacità di immergersi nel mondo reale, sul quale Sottsass getta sempre uno sguardo curioso e affamato. Una fame che traduce in disegni, tantissimi, e fotografie, forse ancora di più, soprattutto quando è in viaggio, impegnato a catturare l’essenza stessa dell’esistenza.
L’importanza dei viaggi
I viaggi sono una parte fondamentale della vita e della formazione professionale e filosofica di Sottsass. A partire dal soggiorno newyorkese del 1956, prima vera esperienza con la società americana (“pazzesca”, come la definirà lui stesso). Ma quello più importante è il viaggio in India del 1961, durato tre mesi. Il contatto con la cultura indiana, con il suo caos affascinante e il suo misticismo, lo segna profondamente e accentua la componente metaforica e spirituale delle sue creazioni successive. Un nuovo viaggio lo riporta negli Stati Uniti, per un motivo ben diverso: una cura sperimentale per la malattia (sindrome nefrosica) diagnosticatagli quasi in extremis al rientro da Bombay. Durante la degenza, Sottsass conosce i poeti della Beat Generation e il movimento Pop assorbendo le loro istanze rivoluzionarie.
Nel 1971 il matrimonio con Fernanda si incrina e Ettore conosce Eulalia Grau, artista spagnola con la quale vive un’intensa storia d’amore durata circa sei anni. Nel 1976 si trasferisce infine a vivere con Barbara Radice, scrittrice e sua ultima compagna.
La carriera e le collaborazioni con Poltronova e Olivetti
Hai presente lo specchio Ultrafragola? Forse l’oggetto più iconico di Sottsass – un vetro riflettente incorniciato da un telaio luminoso di forma organica, simile a una chioma femminile – è stato prodotto per la prima volta nel 1970 da Poltronova, azienda toscana per la quale lavora dal 1956 al 1973. É uno dei pochi ad aver superato lo stadio di prototipo. I suoi progetti, così contrari al razionalismo moderno, così anticonvenzionali, colorati, ironici e persino sensuali, risultano spesso incompatibili con le dinamiche commerciali. Sottsass scardina la funzione fine a sé stessa e reinventa i principi della decorazione partendo dall’esperienza umana. Ultrafragola non è da meno. Nelle sue parole: “Le luci sono pensate per venir fuori dal corpo di fiberglass, come il bianco splendente della pelle bianca dei seni, o il rosso splendente della punta del pene nelle notti pornografiche, qualcosa del genere, voglio dire qualcosa come le lucciole giapponesi che trasformano le notti di maggio in materia solida. Ci può essere qualcosa di più ridicolo?”. Nonostante i pochi pezzi prodotti, la collaborazione con Poltronova si rivela comunque lunga e positiva e si affianca a quella altrettanto significativa con la Olivetti.

Quando Ettore si ammala, è Roberto Olivetti, figlio del celebre Adriano, a sostenere economicamente tutte le spese per la terapia in America, salvandogli così la vita. Il loro infatti non è solo un rapporto di lavoro ma una solida e intima amicizia, che li lega fin da quando Ettore fa il suo ingresso in Olivetti nel 1958. Il suo compito, allora, è di dare una forma al primo calcolatore elettronico prodotto dall’azienda italiana, Elea. Un’impresa non certo semplice per un giovane designer ma agevolata dalla relazione di stima reciproca che si crea con Roberto e con l’ingegnere responsabile Mario Tchou. Da lì in poi il sodalizio si rinnova felicemente di anno in anno: Ettore firma diverse macchine da calcolo e da scrivere. Impossibile non ricordare la celebre Valentine (1969), “la biro delle macchine da scrivere”, come la descrive: una macchina da scrivere rossa portatile, estremamente compatta (nella versione iniziale erano state persino eliminate le lettere maiuscole per ridurne l’ingombro), realizzata in materiale plastico leggerissimo. Pensata per una diffusione popolare, sarà invece apprezzata dal mondo intellettuale, rimanendo di fatto un oggetto di nicchia.

In poco tempo, Ettore è a capo di tutto il design dei sistemi per ufficio di Olivetti e deve affrontare tutte le difficoltà insite nel disegno industriale. Grazie al particolare rapporto che ha con l’azienda, Sottsass arriva a creare uno studio di progettisti freelance pagati da Olivetti ma gestiti interamente da lui. Una condizione che concilia perfettamente le necessità di produzione e affidabilità dell’azienda lasciando al contempo ai designer la libertà di esprimere la loro creatività fuori dalla fabbrica.
I tre Compasso d’Oro
Sono tre i Compassi d’Oro assegnati a Ettore Sottsass, due dei quali legati alla Olivetti. Elea 9003 (1959) è il primo calcolatore elettronico italiano. La Giuria ne riconosce pienamente la portata innovativa e premia “la felice soluzione estetico-funzionale della modularità che sta alla base dell’apparato e l’alto livello culturale figurativo che […] reca un contributo singolare alla tradizione estetica del design europeo”.

Non passa molto tempo che, insieme al collega Hans von Klier, Sottsass firma un altro oggetto eccellente (Compasso d’Oro nel 1970), sempre per Olivetti. L’addizionatrice elettrica MC19 – secondo le motivazioni dei giudici – coniuga in modo sorprendente funzionalità e un’immagine accattivante, inusuale per questa tipologia di oggetti.
Con le loro linee morbide e arrotondate, come se le avesse “levigate un sasso del mare”, le posate del servizio Nuova Milano per Alessi vengono insignite del prestigioso Premio nel 1989. Divenute un vero e proprio classico, grazie alla loro essenzialità, sono ancora oggi in produzione.
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Memphis, il successo e il ritorno all’architettura
Tra la metà degli anni Sessanta e i primi anni Settanta nasce in Italia una nuova corrente anticonformista che attraversa l’architettura e il design italiano mettendo in discussione metodi, tradizioni e visioni. L’esperienza del design radicale o controdesign, come viene definito, coinvolge anche Sottsass, da sempre fuori dal coro della progettazione convenzionale. Da questa stagione dipende la nascita del gruppo Memphis del quale è cofondatore nel 1980 insieme a un gruppo di giovani architetti. L’idea alla base è tanto semplice quanto ambiziosa: rifiutare ogni regola del cosiddetto buon design per creare oggetti insoliti, ironici, portatori di linguaggi del tutto nuovi eppure capaci di inserirsi in una produzione industriale, in opposizione anche a quel design d’arte promosso, ad esempio, da voci altrettanto autorevoli come Alessandro Mendini.

L’inaugurazione della prima mostra del gruppo, con cinquantacinque pezzi, alla Design Gallery di Milano nel settembre del 1981 è un successo tale che la folla arriva a bloccare il traffico.Barbara ricorda che persino lei ed Ettore – “comprensibilmente terrorizzati ed emozionati” – vedendo dal taxi tutte quelle persone non riescono a spiegarsene il motivo: pensano a un incidente e non riescono ad entrare. I colori sgargianti, le forme geometriche estremizzate, la forza totemica dei suoi mobili e oggetti: Memphis è una valanga che travolge il design italiano, un successo di pubblico e di stampa ineguagliato. Tra le opere più riconoscibili e ancora oggi ammirate per la loro carica rivoluzionaria e irriverente, la libreria Carlton (1981), giocoso agglomerato di forme e cromie dall’aspetto vagamente antropomorfo; e la lampada da tavolo Tahiti (1981), che ricorda invece le sembianze di un uccello, il becco rosso che nasconde il corpo luminoso e la base squadrata e variopinta.

Memphis è forse la stagione per la quale Sottsass è tuttora maggiormente conosciuto e tuttavia è anche quella dalla quale rifugge presto, terrorizzato all’idea di diventare lui stesso scuola, tradizione, passato. Così, a metà degli anni Ottanta fonda lo studio d’architettura Sottsass Associati e ritorna a progettare ambienti domestici e commerciali, lontano dalle luci dei riflettori.
Ettore Sottsass jr muore per un’insufficienza cardiaca nella sua casa di Milano il 31 dicembre 2007, all’età di novant’anni, ma la forza trasgressiva e dirompente delle sue idee è tutt’altro che spenta.



