Cinema e arte: 10 iconici film da vedere e rivedere

Cinema e arte: 10 iconici film da vedere e rivedere

film sull'arte da vedere
film sull'arte da vedere

Che carattere aveva Michelangelo? Qual è la storia di Van Gogh? E come ha fatto Pollock a raggiungere il successo? Spesso i film sono rivelatori di aspetti o vicende poco note e offrono interpretazioni inedite sulla personalità e sulla vita degli artisti, anche quelli più famosi. Il rapporto tra cinema e arte è lungo e prolifico: in questo articolo abbiamo selezionato 10 titoli che non possono mancare nella filmografia di qualunque appassionato del genere. 

basquiat julian schnabel
Basquiat, Julian Schnabel

1. Basquiat di Julian Schnabel, 1996

Un’immersione nella New York degli anni ‘80, tra miseria e ricchezza, Basquiat di Julian Schnabel propone un ritratto tanto complesso quanto coinvolgente di uno degli artisti graffitisti più noti di tutti i tempi. Jean-Michel Basquiat, interpretato magistralmente da Jeffrey Wright, è un diciannovenne di origine mista, senza fissa dimora, dipendente da stupefacenti. Incoraggiato dall’amico Benny (Benicio Del Toro), trasforma la sua unica passione – la pittura – in un lavoro di successo, senza però riuscire a liberarsi dei suoi tormenti interiori. Basquiat emerge infatti come una figura contorta, combattuta tra la pressione della fama, le relazioni personali e l’abuso di droga. Figura chiave del suo percorso artistico, Andy Warhol (un credibilissimo David Bowie). Con lui, il giovane talentuoso stringe un rapporto di amicizia segnato però da sospetti e incertezze che lo accompagneranno fino alla morte prematura, a soli 27 anni. Nel cast, tra gli altri, anche Claire Forlani, Michael Wincott, Dennis Hopper e Willem Dafoe. 

Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità, Julian Schnabel
Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, Julian Schnabel

2. Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità di Julian Schnabel, 2018

Julian Schnabel firma anche un’altra pellicola di grande interesse: Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità ha per protagonista Willem Dafoe nei panni del noto pittore olandese che seguiamo negli ultimi anni della sua carriera. Incapace di inserirsi nella scena artistica di Parigi, giudicante e conformista, Van Gogh si trasferisce nella cittadina di Arles, nel sud della Francia. Qui trova una dimensione di libertà e di sodalizio con la natura che lo porta a realizzare alcuni dei suoi capolavori più noti, ma anche a scontrarsi con gli abitanti del posto, incapaci di vederne altro che un pazzo. Rifiutato dalla comunità, abbandonato dall’amico Gaugin (Oscar Isaac) e confortato solo dal fratello Theo (Rupert Friend), Van Gogh si sposta ancora, in cerca di una impossibile pacificazione intima e di un riconoscimento che, come la storia ci insegna, arriverà solo troppo tardi.

Pollock, Ed Harris,
Pollock, Ed Harris

3. Pollock di Ed Harris, 2003

Diretto, prodotto e interpretato da Ed Harris, il biopic dedicato alla figura di Jackson Pollock ripercorre la vita artistica dell’importante espressionista americano, dagli anni Quaranta fino alla morte. Una vita costellata di successi, dalle mostre personali all’ingresso ufficiale nel mondo dell’arte grazie al patrocinio della potente Peggy Guggenheim (Amy Madigan). Ma anche da tanti momenti bui, dovuti all’alcol e a una visione pessimistica del presente e del futuro. Accanto all’artista, la pittrice prima compagna e poi moglie Lee Krasner (Marcia Gay Harden, il cui ruolo nel film le è valso il Premio Oscar come migliore attrice non protagonista). Nonostante le cure e il supporto della donna, l’inventore del dripping non saprà infatti contenere il suo inconsolabile malessere e finirà per essere vittima di se stesso.
Una prima prova da regista che colpisce per accuratezza e rigore narrativo.

Volevo nascondermi, Giorgio Diritti,
Volevo nascondermi, Giorgio Diritti

4. Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, 2020

Interpretazione indimenticabile quella di Elio Germano in Volevo nascondermi, film di Giorgio Diritti sulla vita di Antonio Ligabue, dall’infanzia difficile in Svizzera al trasferimento forzato in Italia, nei pressi di un paesino emiliano sulle rive del Po. 
Ligabue – “Toni” o “El Tudesc”, come viene chiamato dagli abitanti del luogo – vive in balia dei suoi demoni interiori, dormendo in un rifugio di fortuna tra gli alberi vicino al fiume. Fino a quando, incoraggiato dallo scultore Renato Marino Mazzacurati, inizia a dipingere. Galli, conigli, gatti, tigri e animali esotici occupano la mente e le tele del bizzarro pittore e con il loro tratto naif e i colori vibranti conquistano il favore del pubblico. Emarginato, disprezzato, deriso, Ligabue comincia così a farsi un nome e a dare sfogo alla sua passione per i motori, arrivando a collezionare più di 10 motociclette. La pellicola, fedele alle fonti e ai fatti storici, regala agli spettatori un ritratto di grande umanità, una toccante ricerca di comprensione e inclusione. 

Caravaggio, Derek Jarman
Caravaggio, Derek Jarman

5. Caravaggio di Derek Jarman, 1986

Orso d’Argento alla regia in occasione del Festival di Berlino del 1986, nonché debutto cinematografico di Tilda Swinton (Lena, nel film) e Sean Bean (Ranuccio Tomassoni), il film mette in scena l’ascesa e la caduta di Caravaggio
Una rappresentazione romanzata – e anacronistica – che si apre con il Merisi (Nigel Terry) sul letto di morte che, sognando, rivive i momenti più importanti della sua carriera. Lo vediamo giovinetto, a Roma, intento a dipingere il suo autoritratto come Bacco, e poi nel suo studio presso il cardinale Francesco Maria Del Monte (Michael Gough), con la Medusa fresca di pittura, oppure impegnato a realizzare altri capolavori. La tensione, anche sessuale, cresce quando Caravaggio coinvolge come modelli per i suoi dipinti la coppia composta da Ranuccio, un lottatore dei bassifondi capitolini, e sua moglie Lena: un triangolo di attrazione e repulsione che avrà conseguenze nefaste per tutti i suoi protagonisti. 
Con questo film Derek Jarman dimostra un’originalità estetica e immaginifica unica e personalissima, che si manifesta in ogni dettaglio: dalla narrazione rarefatta, alle riproduzioni artistiche volutamente grossolane, all’inserimento di oggetti di scena del tutto fuori luogo, come calcolatrici, luci elettriche, rumori di treni e radio. 

Final portrait - L’arte di essere amici, Stanley Tucci
Final portrait – L’arte di essere amici, Stanley Tucci

6. Final portrait – L’arte di essere amici di Stanley Tucci, 2017

Di tutt’altro genere e soggetto, Final Portrait di Stanley Tucci che ci fa entrare nello studio – e nel caos – di Alberto Giacometti. Il film copre un arco di sole due settimane, ma riesce a restituire un quadro credibile e coinvolgente del modo di lavorare dell’artista svizzero (merito anche della somiglianza fisica dell’attore protagonista, Geoffrey Rush). La pellicola narra infatti i giorni che precedono la realizzazione del ritratto dello scrittore James Lord (Armie Hammer), amico di Giacometti. Convinto a posare dall’artista, Lord si trova incastrato suo malgrado in un processo creativo spesso distruttivo, tra insoddisfazione permanente, scatti d’ira, crisi di coppia e d’identità. Non mancano però momenti di genuina ilarità, evasione e tenerezza, che ravvivano – anche fisicamente – i toni della pellicola, tutta giocata su tinte grigie come la tavolozza dello scultore-pittore. Una storia curiosa e delicata, piacevole da guardare e leggere: la vicenda è infatti tratta dal libro Ritratto di Alberto Giacometti scritto dallo stesso Lord.

Artemisia - Passione estrema, Agnès Merlet
Artemisia – Passione estrema, Agnès Merlet

7. Artemisia – Passione estrema di Agnès Merlet, 1997

La passione estrema del titolo si riferisce a quella nata tra Artemisia Gentileschi e il pittore Agostino Tassi. È il 1610, Artemisia (Valentina Cervi) ha 17 anni e un talento per la pittura, che il padre Orazio (Michel Serrault), artista affermato, coltiva portandola a scoprire i dipinti di Caravaggio. Non potendo frequentare l’Accademia né avere modelli nudi – in quanto donna – ottiene però dal padre il permesso di ricevere lezioni private di prospettiva dal Tassi (Miki Manojlovic). Tra i due nasce un’attrazione che sfocia nella seduzione. Tassi viene accusato da Orazio Gentileschi di stupro e, reo confesso, viene condannato a due anni di prigione. L’episodio non lascia indifferente la giovane che si scopre ancora attratta dal maestro, nonostante l’accaduto. Anche per questo decide di allontanarsi da Roma per andare a Firenze, dove avrà davvero inizio la sua carriera da artista. Particolarmente apprezzata da pubblico e critica è soprattutto l’interpretazione della Cervi che riesce a trasmettere l’innocenza e il trasporto di una delle più grandi pittrici di sempre.

Il peccato - Il furore di Michelangelo, Andrei Konchalovsky
Il peccato – Il furore di Michelangelo, Andrei Konchalovsky

8. Il peccato – Il furore di Michelangelo di Andrei Konchalovsky, 2019

Una produzione italo-russa che svela l’ambizione e le fragilità di Michelangelo. All’apice della sua fama, dopo aver concluso con immane sforzo fisico gli affreschi della Cappella Sistina, Michelangelo (Alberto Testone) si trova conteso tra due famiglie rivali: i Della Rovere e i Medici. Avvicendatesi al seggio pontificio – Giulio II Della Rovere (Massimo De Francovich) muore nel 1513 e gli segue Leone X de’ Medici (Simone Toffanin) – entrambe le casate pretendono che il Buonarroti lavori per loro, in esclusiva. Una condizione che il grande artista non riesce ad assicurare nonostante le minacce, attratto com’è dal lavoro e dal denaro. Mosso dal desiderio di primeggiare, tradisce l’amico Sansovino e cade preda di tormenti e allucinazioni, come quella del poeta Dante, presenza invisibile per gli altri e fonte di ispirazione morale costante per l’artista. Ciononostante, riesce a portare a termine grandi imprese, come lo spostamento di un enorme blocco di marmo (soprannominato “il mostro”) e il completamento del Mosé. Sporco, lacero, inviso ai colleghi e inseguito dai committenti, ma anche colto, generoso e geniale: la figura di Michelangelo è rappresentata qui a tutto tondo, con i suoi pregi e difetti, come fosse una delle sue sculture.

Montparnasse 19 - Les amants de Montparnasse, Jacques Becker,
Montparnasse 19 – Les amants de Montparnasse, Jacques Becker,

9. Montparnasse 19 – Les amants de Montparnasse di Jacques Becker,1958

Tribolata e sfortunata, l’esistenza di Amedeo Modigliani detto Modì è raccontata con delicatezza e maestria da Jacques Becker in questa pellicola del ‘58. 
Gli anni sono quelli della permanenza del pittore a Parigi, tra il 1916 e il 1920, caratterizzati dal mecenatismo di Leopold Zborowski, dalle molteplici relazioni amorose e dalla dipendenza da alcol e tabacco. Di Modì (Gérard Philipe) viene ripercorsa la travagliata storia d’amore con Jeanne Hébuterne (Anouk Aimée): conosciuta dall’artista dopo uno scontro con la sua amante, la scrittrice inglese Beatrice Hastings (Lilli Palmer), diventa – non senza difficoltà – la sua musa e compagna inseparabile. Ma i problemi non mancano e, all’abuso di sostanze e alla salute precaria del pittore (che soffriva di tubercolosi), si unisce l’indigenza e il mancato riconoscimento artistico, culminato nel fiasco della sua prima mostra personale. Avvenimenti reali che contribuiscono alla vividezza emotiva della pellicola, sullo sfondo di una Parigi bohemien di inizio secolo. Un film che non smette di affascinare anche a distanza di anni. 

Bande à part, Jean-Luc Godard
Bande à part, Jean-Luc Godard

10. Bande à part di Jean-Luc Godard, 1964

Chiudiamo questa breve rassegna di film sull’arte da vedere e rivedere con un classico che non riguarda la biografia di un artista, ma è in qualche modo un’opera d’arte esso stesso. 
Bande à part, di Jean-Luc Godard è un film che cita e scombina i generi: ora commedia romantica, ora thriller movie, ora noir, mischia luce e ombre, leggerezza e cupezza. Odile (Anna Karina, al tempo moglie e musa ispiratrice di Godard) rivela a Franz (Sami Frey) e al suo amico Arthur (Claude Brasseur) che in casa di sua zia è nascosta una grossa somma di denaro. I due, squattrinati e attratti tanto dalla ragazza quanto dalla prospettiva di mettere le mani sul bottino, organizzano il furto con la complicità della giovane. Le cose non andranno come previsto, né per loro né per lei: invaghita del tenebroso Arthur, dovrà infatti ripiegare sul più insipido Franz. 
Cosa c’entra l’arte in tutto questo? È in questo film che si consuma una delle scene più iconiche del cinema: la celebre corsa dei tre nelle sale del Louvre per battere il record di 9 minuti di visita realizzato da un americano. Un gesto di spensieratezza e burla registica al contempo, dissacrante e liberatorio insieme: indimenticato anche per via delle citazioni successive, come quella di The dreamers di Bernardo Bertolucci (2003).  

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Come tutti questi titoli dimostrano, l’arte, nella sua infinita varietà di forme e significati, ha sempre avuto il potere di ispirare, provocare e trasformare. La trasposizione cinematografica delle vicende umane e artistiche dei suoi protagonisti ci permette di apprezzare anche la complessità e la dedizione che si celano dietro ogni opera: uno spettacolo unico e stimolante. 

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