Giambologna

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Scultore e architetto fiammingo simbolo dell’arte manierista a Firenze, riesce a coniugare la forza di Michelangelo con i raffinati virtuosismi dell’arte a lui contemporanea. Nato nel 1529 a Doaui, nelle Fiandre, si trasferisce nel capoluogo toscano a soli 23 anni e qui passa gran parte della sua vita.

Un fiammingo in Italia

Non si hanno molte informazioni riguardo l’infanzia del Giambologna, al secolo Jean de Boulogne, se non che il padre è notaio presso la cittadina di Douai. Le Fiandre sono in questi anni soggetti della corona di Spagna, in particolar modo sono un dominio diretto dell’imperatore Carlo V, eredità della nonna paterna Maria di Borgogna. Il sovrano ha un rapporto speciale con questo territorio e presto lascia la reggenza nelle mani dell’amata sorella Maria. Grazie a quest’ultima i Paesi Bassi e le Fiandre vengono investiti da una ventata di rinnovamento culturale, in particolar modo grazie alla passione che la sovrana Asburgo ha per le radici classiche dell’arte italiana. In questo contesto, frizzante e che si affaccia sull’età moderna, cresce e si forma il giovane Jean.

Ad appena 11 anni, nel 1540, si reca ad Anversa per studiare presso lo scultore e architetto Jacques Du Broeucq, maître-artiste dell’imperatore noto anche al Vasari come protetto degli Asburgo. Con il maestro sicuramente lavora ad una cantoria a Mons e forse assiste ai lavori di ricostruzione del castello di Binche, residenza di Maria d’Asburgo dove la sovrana creerà il suo personale circolo di intellettuali e artisti con l’obiettivo di rivaleggiare con Fontainebleau. Probabilmente è in questi anni che il giovane artista entra in contatto con i modelli tardo-gotici e rinascimentali tipici dell’arte fiorentina. Dopo tutto lo stile del Du Broeucq è chiaramente ispirato alle opere del Ghiberti e di Sansovino che il maestro aveva potuto ammirare in gioventù, durante un soggiorno di studio in Italia.

Ed infatti, pochi anni dopo, nel 1550, Il Giambologna parte alla volta di Roma, intenzionato a studiare le opere di Michelangelo e i suoi contemporanei. Il grande artista toscano è anziano ma ancora attivo e, nonostante non ci siano testimonianze precise, forse i due hanno modo di incontrarsi. Certo è che il giovane passa nella Città Eterna almeno due anni, durante i quali realizza numerosi studi in cera e terra, studiando con attenzione i modelli antichi e le opere dei grandi del Rinascimento. Qui entra in contatto con il connazionale Willelm Tedrode e successivamente con Guglielmo della Porta Il rapporto con il Buonarroti, anche se forse solo di profonda stima, lo segna nel profondo e influenzerà la sua cifra stilistica per tutta la vita.

Il primo soggiorno a Firenze – Debutto alla corte dei Medici

Nel 1552, a 23 anni, Jean si trasferisce a Firenze sotto la protezione del ricco collezionista Bernardo Vecchietti, esponente di una delle più antiche e ricche stirpi della città. Per quest’ultimo si occupa dell’ammodernamento dello storico palazzo di famiglia e di diverse sculture oggi perdute. È proprio tramite le conoscenze di Bernardo che il Giambologna entra in contatto con la corte medicea, dapprima con il rampollo Francesco I, poi con il padre Cosimo I e la madre Eleonora da Toledo.

Durante questi primi anni sotto la protezione dei Medici si deve accontentare di commissioni minori tra le quali troviamo lo Stemma Mediceo per il Palagio di Parte Guelfa appena restaurato dal Vasari e un Bacco in bronzo (1560-1565), oggi al Museo Nazionale del Bargello. Questa statua è testimonianza dell’ammirazione che il giovane artista ha per la star del periodo, Benvenuto Cellini, il quale aveva svelato pochi anni prima il suo meraviglioso Perseo. È proprio il confronto con giganti come questi che costringe Giambologna a vivere ancora di piccole commissioni: i due Granduchi hanno già un nutrito gruppo di artisti prediletti, tra i quali Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati e, appunto, il Cellini. Nonostante questo, il giovane non si dà per vinto e si iscrive al concorso per la realizzazione della Fontana del Nettuno per Piazza della Signoria. Oggi sappiamo che la vittoria non era il suo vero obiettivo, la scultura viene infatti realizzata da un dei favoriti Ammannati, ma l’occasione è perfetta per mostrare al grande pubblico il suo giovane talento.

Le prime grandi commissioni – il Sansone e il Nettuno di Bologna

Dopo essersi messo in mostra con successo durante il concorso per la fontana in Piazza della Signoria, gli viene richiesta dal principe Francesco una statua monumentale di Sansone e il Filisteo, oggi a Londra. Terminata nel 1562 circa, questo gruppo scultoreo realizzato in marmo esprime degnamente la grande maestria del giovane artista così come la sua tendenza a realizzare opere che possano essere ammirate da più lati. Il dinamismo della scena, le linee curve e spiraleggianti sono tutte caratteristiche che lo distingueranno anche nella maturità e che fanno delle sue opere meraviglie manieriste. Nello stesso anno inizia a ricevere uno stipendio fisso e a lavorare per il Granducato a diverse opere per manifestazioni pubbliche. A simboleggiare la lenta, ma stabile, scalata della sua carriera, viene convocato a Bologna l’anno seguente per realizzare la celebre e gigantesca statua del Nettuno per la fontana dell’omonima Piazza cittadina. Questa sua opera si inserisce nell’ampio progetto di rinnovamento voluto dal papato per la città emiliana, capitale settentrionale dello stato pontificio.

Il Rientro a Firenze – La Fontana dell’Oceano e l’Appennino

Ormai consolidata la propria fama, anche davanti agli occhi di un committente d’eccezione come Papa Pio IV, rientra a Firenze dove realizza diverse opere per il Granduca e la sua famiglia. Tra le più affascinanti, impossibile non citare la Venere Anadiomene, ovvero che si strizza i capelli, per il Giardino della Villa di Castello. Questa statua in bronzo viene collocata sulla sommità della Fontana del Labirinto progettata dal Tribolo per il centro dello splendido parco e viene presto scelta come allegoria della città di Firenze. Sempre come coronamento del lavoro del Tribolo, realizza intorno alla prima metà degli anni 70 del secolo la Fontana dell’Oceano per il Giardino di Boboli. Al centro della composizione spicca la maestosa figura di Nettuno-Oceano, in piedi su di una vasca in granito molto cara al Granduca Cosimo I. Tutte attorno, le tre figure del Nilo, il Gange e l’Eufrate che riversano le proprie acque ai piedi del protagonista. Quest’opera, con la sua articolata composizione, i bassorilievi e i giochi d’acqua è espressione chiara del gusto manierista che sempre di più sta prendendo piede nella Firenze dell’epoca.

Negli stessi anni vedono la luce la Venere, ancora oggi posizionata all’interno della Grotta del Buontalenti e il gigantesco Appennino per la Villa di Pratolino. Quest’ultima mastodontica opera è un’allegoria della catena montuosa che separa la Toscana dall’Emilia-Romagna. Accovacciato su un laghetto artificiale, ricoperto di concrezioni che imitano la neve sui picchi delle montagne, il colosso nasconde numerose stanze segrete, una addirittura affrescata dal pittore di corte Jacopo Ligozzi e contenente una fontana ottagonale. La progettazione di questa meraviglia manierista comprende non solo un complesso insieme di giochi d’acqua e di figure tratte dalle Metamorfosi di Ovidio, ma anche una serie di condotti nascosti che permettevano all’Appennino di piangere e di trasudare acqua dalla testa e lungo la sua pelle di pietra. Questa curiosa accortezza faceva sì che il gigante si ricoprisse di ghiaccio durante gli inverni più rigidi, proprio come le montagne delle quali porta il nome si innevano nei mesi freddi.

La maturità e l’immortalità

Ormai uno scultore affermato e molto apprezzato dal Granducato di Toscana, Giambologna arriva infine al raggiungimento dell’acme della propria fama anche grazie alla progressiva scomparsa dei grandi della generazione precedente che poco spazio gli avevano concesso in gioventù.

Particolarmente affascinante è la sua produzione di bronzetti. L’esempio più eclatante è il Mercurio Volante, realizzato intorno al 1580 e replicato in varie versioni successive. Oggi conservato al Bargello, questa figura danzante, dinamica e virtuosa, raffigura il dio Mercurio colto in un aggraziato slancio verso l’alto. Grazie alle numerose repliche realizzate dallo stesso Giambologna, questo bronzo ha dato un enorme contributo alla diffusione del linguaggio manierista in tutte le corti Europee, tanto era apprezzato dai contemporanei.

Ma il coronamento assoluto della carriera del Giambologna avviene, sempre nel 1580, al completamento dell’opera più famosa dell’artista: il Ratto delle Sabine. Questo enorme gruppo scultoreo di oltre 4 metri di altezza, oggi esposta sotto la Loggia dei Lanzi, raffigura una fanciulla che viene sollevata da un giovane, il quale tiene bloccato fra le gambe un uomo più maturo. Il parallelismo con l’omonimo episodio della leggendaria fondazione di Roma sembra essere un’interpretazione successiva e non una diretta volontà del Giambologna. Con questa scultura, l’artista vuole semplicemente ribadire il suo talento, rompendo con la tradizione classica. Le sculture dei secoli precedenti erano infatti pensate per essere ammirate frontalmente, mentre il Ratto delle Sabine, con la sua struttura a spirale, dinamica e serpentinata, vuole essere osservata da tutte le angolazioni. Erede delle teorie di Benvenuto Cellini, il quale ipotizzava almeno otto vedute diverse per ogni scultura, quest’opera rappresenta una delle massime espressioni dell’arte italiana della seconda metà del 1500, un vero e proprio testamento alla maestria del suo creatore.

Jean de Boulogne muore nel 1608, nella Firenze che lo ha accolto, dopo una splendida carriera come artista di corte. Ancora oggi le sue opere ispirano il pubblico, figure senza tempo e dall’impatto universale.

Foto di copertina: Ritratto di Giambologna, 1591, Hendrick Goltzius, Teylers Museum, Haarlem, Paesi Bassi

Dove e quando

Douai, 1529 – Firenze, 1608

Arte

Pittura, scultura

Musei

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