Donatello

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Artista e scultore geniale, Donato di Niccolò di Betto Bardi, meglio noto come Donatello, è oggi conosciuto come uno dei tre padri del Rinascimento assieme a Filippo Brunelleschi e Masaccio.

Nato a Firenze nel 1386, Donatello trascorrerà gran parte della sua vita lavorando nella città che ha visto i suoi natali, impegnandosi per tutta la sua carriera all’innovazione dell’arte scultorea.

La giovinezza e l’inizio della carriera

Non si sa molto della sua infanzia, ma sappiamo che proviene da una modesta famiglia legata all’industria della lana, l’attività economica più redditizia della città. Il padre Niccolò è cardatore e quindi iscritto all’Arte della Lana. Donato inizia a lavorare come scultore nella bottega di Lorenzo Ghiberti all’età di 18 anni, intorno al 1404. Pochi anni dopo, nel 1409, realizza la sua prima opera datata: il David, statua in marmo oggi conservata nel Museo Nazionale del Bargello. In quest’opera, sebbene già influenzata nella posa dallo studio dei modelli classici, si scorge ancora l’ombra dello stile tardo-gotico molto in voga a Firenze in quegli anni. La vera svolta avviene nel 1411, quando viene commissionato a Donatello un San Marco per la chiesa di Orsanmichele. Qui, come nel successivo San Giorgio (1415-1417 ca), lo scultore dimostra non solo una profonda conoscenza dell’anatomia, ma anche un gusto nuovo, un nuovo approccio che mira a rompere con la rigidezza e l’idealizzazione tipica delle fine del Medioevo.

David
David, 1409

Nel 1419 realizza un leone in macigno, chiamato il Marzocco, per adornare gli appartamenti destinati ad ospitare papa Martino V in visita a Firenze. L’animale è rappresentato seduto mentre regge con una zampa lo stemma della città. Donatello riesce ad infondere maestosità all’opera, senza renderla rigida ed austera. Dopo la demolizione dello scalone che la ospitava, fu dimenticata per secoli. Riscoperta solo nel 1812 all’interno degli Uffizi, la statua viene spostato di fronte a Palazzo Vecchio come simbolo di Firenze e della sua antica Repubblica, un passato ormai lontano e quasi mitizzato. Oggi l’originale è conservato al Museo Nazionale del Bargello.

Marzocco
Marzocco, 1419

Donatello, padre della scultura rinascimentale

Nonostante l’oggettiva maestria e lo spirito innovatore che Donatello dimostra già nei primi trent’anni della sua carriera, è nel 1440 che riceve la commissione che lo consacra come lo scultore del secolo. È in quell’anno che, ormai ultracinquantenne, realizza la sua opera più celebre: il David, statua in bronzo commissionato dalla famiglia Medici per la loro vecchia dimora in Via Larga, oggi presente nella collezione del Bargello. Il soggetto è già molto caro ai fiorentini, i quali vedono da sempre nell’eroe dell’Antico Testamento il simbolo della loro città, giusta, valorosa e sola contro i numerosi nemici. Ma l’opera di Donatello è molto più di una delle tante versioni del David presenti in città, è una vera e propria rivoluzione estetica e iconografica che rappresenta la definitiva rottura con lo stile gotico del passato. L’eroe biblico è rappresentato come un giovane esile ma dallo sguardo fiero e, per la prima volta dall’età imperiale, è completamente nudo. Il suo David sconvolge il grande pubblico dell’epoca con il suo corpo e la sua posa efebica, quasi sensuale, quasi fosse un idolo pagano.

L’arte scultorea del maestro Donatello non si ferma alle statue a tutto tondo. Un’altra importante, sebbene all’apparenza meno vistosa, rivoluzione viene messa in atto dall’artista nella tecnica del bassorilievo. Nei suoi lavori, sia in pietra che in metallo, riesce a escogitare un modo brillante per inserire la prospettiva che l’amico Filippo Brunelleschi aveva ideato per la pittura in scultura. Nasce così la tecnica dello Stiacciato (fiorentino per Schiacciato): i suoi bassorilievi sono divisi in livelli sovrapposti progressivamente meno sporgenti man mano che si avvicinano al fondo della scena, seguendo linee prospettiche geometriche che portano ad un unico punto di fuga, esattamente come stava accadendo in pittura. Questo accorgimento ottico riesce a realizzare un effetto all’apparenza contraddittorio, quasi ossimorico: dare profondità a qualcosa in rilievo. Capolavori realizzati con questa tecnica sono San Giorgio e il Drago (1420 ca), oggi al Bargello, o la formella in bronzo realizzata da Donatello per il Fonte Battesimale del Duomo di Siena, Il Banchetto di Erode (1427).

Durante gli anni ’20 del 1400, Donatello stringe un sodalizio artistico ed economico con il più giovane Michelozzo, promettente architetto che seguirà numerosi dei cantieri più illustri della città. I due soci realizzano, a partire dal 1425, diverse opere che fondevano architettura e scultura: alcuni esempi sono il Monumento Funebre all’Antipapa Giovanni XXII, terminato nel 1427 e visitabile presso il Battistero di San Giovanni a Firenze, il Pulpito del Duomo di Prato, realizzato tra 1428 e 1438 per l’angolo destro della facciata dell’omonima Chiesa.

Durante tutto questo periodo però, Donatello non rinuncia alla sua identità e continua ad accettare prestigiose commissioni nella Firenze dei Medici. nel 1428, viene incaricato di decorare una delle opere più significative dell’amico Filippo Brunelleschi: la Sagrestia Vecchia nelle Cappelle medicee della Chiesa di San Lorenzo. Qui realizza, nell’arco di dieci anni, quattro giganteschi medaglioni, dal diametro di più di due metri ciascuno, raffiguranti le Storie di San Giovanni evangelista e posizionati nei pennacchi della cupola, e quattro Tondi di dimensioni più contenute dedicati ai quattro santi evangelisti. In tutti e otto i casi, utilizza l’antica tecnica dello stucco policromo parietale, realizzato e applicato sul posto alla maniera degli antichi. Con queste opere, dimostra ancora una volta la sua naturale disinvoltura nell’innovazione tecnica e nel recupero delle perdute arti romane.

Dopo aver realizzato diverse opere a Roma, rientra a Firenze nel 1433 anno nel quale inizia a lavorare alla meravigliosa Cantoria per l’Opera del Duomo. Questa balconata per organo mescola la maestria scultorea del maestro fiorentino, con la sua ormai profonda esperienza degli stili architettonici Classici e coevi: le cinque mensole su cui si sorregge la struttura sono riccamente decorata ed un bellissimo bassorilievo di putti danzanti è posto sul retro di un finto colonnato che occupa la parte centrale dell’opera. Un vero e proprio palazzo in miniatura, la Cantoria del Duomo di Firenze è ancora oggi una delle opere più affascinanti dell’artista.

Donatello a Padova

Per circa dieci anni, a partire dal 1443, Donatello opera e vive a Padova. Città sede di una grande ed importante Università, offre al fiorentino grandi opportunità artistiche. Primo fra tutti, va ricordato il monumento equestre realizzato per celebrare l’ormai defunto condottiero Gattamelata, una vera e propria stella in tutta la Repubblica di Venezia. La gigantesca statua in bronzo, la più grande dai tempi antichi, rappresenta un chiaro sforzo di elevare nuovamente le arti e le tecniche del periodo ai livelli di quelle Classiche e imperiali. Concepita come un’opera singola, slegata da qualsiasi struttura architettonica, traccia un parallelismo netto con il bronzo dedicato a Marco Aurelio del II secolo d.C. oggi conservato presso i Musei Capitolini a Roma.

Altra grande opera padovana è senza dubbio l’Altare del Santo, dedicato al patrono della città: Sant’Antonio. La struttura originale viene concepita e decorata con sette statue in bronzo a tutto tondo oltre che con una ventina di rilievi che richiamano nello stile quelli realizzati per il Battistero del Duomo di Siena.

L’eredità di un grande innovatore

Durante la sua lunga carriera, Donatello non si è mai accontentato del livello raggiunto, cercando con ogni opera nuovi approcci stilistici e tecnici. Ha saputo donare alle sue statue una profonda connotazione psicologica, tratto che lo contraddistingue nettamente da tutti i suoi predecessori. I volti non sono più freddi e distaccati, assorti nella contemplazione del divino, i corpi appaiono vivi e le vesti morbide. Grazie a lui inizia il cammino di riscoperta e reinterpretazione dell’antico che porterà alle opere di Michelangelo, e attraverso quest’ultimo alle sculture moderne di Bernini e persino del Canova.

Ormai ultrasettantenne, a partire dal 1460, realizza due meravigliosi pulpiti in bronzo, detti Pergamo della Passione e Pergamo della Resurrezione, destinati ad essere collocati ai lati dell’altare principale della chiesa. Donatello muore a Firenze nel 1466, dopo aver lavorato in diverse città italiane come Siena e Padova. La sua vita e la sua carriera sono un esempio di come la ricerca della bellezza e dell’armonia possa trasformare l’arte e il mondo in cui viviamo.

Foto di copertina: Ritratto di Donatello, XVII secolo, Artista sconosciuto, Galleria degli Uffizi, Firenze

Dove e quando

Firenze, 1386 – Firenze, 13 dicembre 1466

Arte

Pittura, scultura, architettura

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